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»Un matto, l'imparziale e il ricordo.

Tu prova ad avere un mondo nel cuore
e non riesci ad esprimerlo con le parole,
e la luce del giorno si divide la piazza
tra un villaggio che ride e te, lo scemo, che passa,
e neppure la notte ti lascia da solo:
gli altri sognan se stessi e tu sogni di loro.

E sì, anche tu andresti a cercare
le parole sicure per farti ascoltare:
per stupire mezz’ora basta un libro di storia,
io cercai d’imparare la Treccani a memoria,
e dopo maiale, Majakowsky e malfatto,
continuarono gli altri fino a leggermi matto.

E senza sapere a chi dovessi la vita
in un manicomio io l’ho restituita:
qui sulla collina dormo malvolentieri
eppure c’è luce ormai nei miei pensieri,
qui nella penombra ora invento parole
ma rimpiango una luce, la luce del sole.

Le mie ossa regalano ancora alla vita:
le regalano ancora erba fiorita.
Ma la vita è rimasta nelle voci in sordina
di chi ha perso lo scemo e lo piange in collina;
di chi ancora bisbiglia con la stessa ironia
una morte pietosa lo strappò alla pazzia.

In effetti la mia vita sarebbe stata molto diversa se non avessi mai ascoltato Faber.
E comunque, la versione di Non al denaro, non all'amore nè al cielo di Morgan non è per niente male.
(No, io che ho un blog che ha come nome la frase di una delle più belle canzoni del Genovese, non mi sono dimenticata dell'11 gennaio, ma non sono una da ricorrenze. Non credo nemmeno che a lui sarebbe piaciuto essere pianto da tanta gente che fino a dieci anni fa faceva di tutto per rendergli la vita complicata.)

Ah, tra parentesi...Santoro sarà un partigiano, ma la Annunziata farebbe meglio a non volersi investire del ruolo di "grande garante dell'imparzialità""...c'è ancora qualcuno che ricorda le pessime figure fatte dalla grandissima giornalista quando era nel CdA della rai, per sua sfortuna.

Pubblicato il 16/1/2009 alle 20.23 nella rubrica diario.

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